archivio

Picco del petrolio & energia

Vi proponiamo uno dei documentari della serie “La Terra vista dal Cielo” del fotografo francese Yann Arthus-Bertrand, sul petrolio e il suo picco.

 

Con le parole di Ugo Bardi: saremo noi a gestire il cambiamento verso il mondo post petrolifero, o sarà il cambiamento a gestire noi?

Annunci

Noi siamo molto soddisfatti dell’incontro di sabato scorso! Grazie a tutti i presenti che non solo hanno rinunciato alla frenesia dell’ultimo shopping pre-natalizio, ma soprattutto hanno partecipato attivamente, contribuendo con le loro idee e il loro interesse!

Abbiamo iniziato con una breve presentazione sul petrolio: una sostanza davvero straordinaria che ci ha permesso di costruire il mondo che conosciamo oggi perché contiene, concentrata in sé, una grandissima quantità di energia e perché da esso otteniamo, tramite reazioni chimiche, un gran numero di materiali. Abbiamo poi parlato del picco del petrolio, cioè il momento in cui la produzione è massima, seguito da un’inevitabile diminuzione; è dovuto sia alla conformazione dei giacimenti petroliferi (facciamo sempre più fatica a estrarre petrolio) sia al fatto che viene scoperto meno petrolio di quanto ne estraiamo. Il picco è un problema perché siamo estremamente dipendenti dal petrolio e una minor produzione si tradurrà in aumento del prezzo e scarsità di approvvigionamento, con gravi conseguenze. Tutto ciò che permette di costruire resilienza ci può aiutare ad affrontare questo problema. Questo è l’obiettivo delle Città in Transizione: adottare strategie e metodi per diminuire la nostra dipendenza dal petrolio e “traghettarle” verso un futuro a bassa energia. (Qui trovate le slides della presentazione).

Abbiamo poi proiettato il fim “Vivere senza Petrolio – l’esperienza di Cuba“, di Faith Morgan, Pat Murphy e Megan Quinnin, distribuito in Italia da Macrovideo. Racconta come la popolazione cubana abbia trovato soluzioni creative per rispondere alla pesantissima crisi petrolifera del 1990. Il documentario mostra le soluzione adottate per assicurarsi l’approvvigionamento di cibo, per garantire il trasporto pubblico, ecc. Guardare a chi “ce l’ha fatta” sicuramente ci dà molti spunti per l’azione concreta!

Per la successiva discussione, siamo partiti da dei commenti “a caldo” sul tema del film e, pure con i necessari distinguo data la differente organizzazione della società cubana rispetto alla nostra, abbiamo visto che possiamo trarre alcuni spunti dall’esperienza di Cuba. In particolare abbiamo discusso sulla possibilità di rilocalizzare l’economia (piccoli negozi locali invece di grandi centri commerciali) e la produzione agricola (orti urbani, ricostruire la filiera alimentare come ad es. per il pane, proporre mercato a km 0…). Sebbene questi cambiamenti possano essere molto utili per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio, è anche vero che per il momento ci sono forse ancora troppe difficoltà a realizzarli nella pratica: molti dei partecipanti hanno evidenziato che il prezzo di un prodotto locale è generalmente più alto di un analogo della grande distribuzione (anche se qui si potrebbe aprire un lungo discorso su quale sia il prezzo ‘giusto’ del cibo: se pensiamo che un litro di latte costa come un litro di una famosa bibita gassata, ma dietro a un litro di latte c’è un lavoro pesante e quotidiano oggi sottopagato…). Il prezzo più alto può attualmente essere un deterrente anche se ci sono molti motivi etici ed ecologici che ci farebbero preferire prodotti locali. Inoltre la nostra zona ha poche superfici agricole a disposizione, che non basterebbero a coprire il fabbisogno alimentare della popolazione (quindi comunque saremmo costretti a importare cibo da più lontano).

Abbiamo quindi cercato un altro tipo di soluzione pratica che sia adottabile nella situazione presente e in tempi relativamente brevi: potrebbero essere delle strategie di mobilità sostenibile (gran parte del petrolio che utilizziamo serve per i trasporti). Una proposta potrebbe essere quella di sviluppare un servizio di car pooling (oppure di car sharing) a Sovico e dintorni. L’ideale sarebbe partire da centri di aggregazione già esistenti (scuole, palestre…); un’altra proposta è stata quella di istituire un servizio navetta da e per le stazioni dei treni principali (Biassono, Lissone…). Abbiamo deciso di iniziare a sviluppare questa proposta dalle prossime riunioni.
Se vorrete partecipare sarete più che benvenuti! Appena decideremo la data, la pubblicheremo sul blog. Se siete interessati e volete qualche info in più, potete contattarci scrivendo a sovicointransizione@gmail.com.

Il petrolio è dappertutto nella nostra vita: è il carburante per automobili e aerei, per trattori, bulldozer, ruspe, gru, camion; è l’asfalto per le strade, è materia prima per ricavare migliaia di sostanze petrolchimiche che ci servono per produrre medicine, cosmetici, vernici, solventi, materie plastiche, gomme sintetiche, tessuti artificiali (nylon, poliestere…), per non parlare di fertilizzanti e pesticidi utilizzati nell’agricoltura industriale (che ci fornisce il cibo che compriamo al supermercato).

Non ci accorgiamo che tutto nella nostra vita oggi dipende direttamente o indirettamente dal petrolio. Ed è un grave elemento di debolezza della nostra società, che è tutto tranne che resiliente Trovate qui dei video del National Geographic che ci danno un assaggio di cosa potrebbe accadere se domani non avessimo più petrolio.

Il punto è che ben presto ci troveremo ad affrontare scarsità di petrolio e il conseguente aumento dei prezzi. Infatti la produzione di petrolio è giunta o giungerà in questi anni al suo picco: abbiamo estratto circa metà di tutto il petrolio presente sulla Terra, ma d’ora in poi (benché ci sia ancora petrolio a disposizione) faremo sempre più fatica a estrarlo, ne produrremo meno, mentre la domanda è in crescita. Il prezzo non potrà che aumentare, con conseguenze molto pesanti per tutta la società. Il petrolio – e le altre materie prime – sono la base dell’economia “della crescita” perché ci servono per produrre ricchezza, misurata con il Prodotto Interno Lordo, e il PIL deve crescere in continuazione per poter ripagare i debiti… ma se produciamo – e produrremo – sempre meno petrolio (e se i cambiamenti climatici diventeranno sconvolgenti, e se esauriremo le riserve di pesce, di suolo fertile, di minerali, di acqua…), come potremo aumentare esponenzialmente il nostro PIL per ripagare i debiti? Ecco che iniziamo a guardare alle vicissitudini economiche con altri occhi… Non è un caso che il boom economico dei decenni passati sia avvenuto mentre ci trovavamo nella fase ascendente della produzione di petrolio (cfr. figura a lato). [Su questo argomento, ottimo questo post sul blog di ASPO Italia e quest’altro sul blog del suo presidente Ugo Bardi]

Purtroppo in questo momento non siamo pronti ad affrontare un futuro a bassa energia: dobbiamo riprogettare la nostra vita e la nostra società – concentrando i nostri sforzi su strategie che garantiscono ciò che è davvero utile e ci dà benessere vero – per affrontare serenamente la discesa dal picco, senza cadere giù dal burrone perché vogliamo continuare, testardamente, la nostra corsa sfrenata –  come in questa animazione:

Noi uomini abbiamo intelligenza, creatività, immaginazione, capacità di adattamento, capacità di fare gruppo di fronte alle difficoltà. Dobbiamo solo avere il coraggio di guardare in faccia il problema e agire prima che sia troppo tardi. Il futuro potrebbe addirittura essere più sereno e roseo di oggi se ci diamo da fare per costruirlo! Ma non abbiamo tempo da perdere per piangerci addosso.

Ecco quindi alcuni video e materiali per approfondire il tema… e in quanto all’azione pratica, vi ricordo che ne parleremo sabato 17 dicembre dalle 15 a Sovico nella Biblioteca Civica (viale Brianza 4).

Innanzitutto, ecco un’intervista a Colin Campbell, presidente onorario di ASPO, associazione internazionale per lo studio del picco del petrolio, e geologo petrolifero

Qui un’intervista a Ugo Bardi, presidente di ASPO Italia, per il TG Leonardo (2007)

Un’intervista a Luca Pardi, vicepresidente di ASPO Italia, comparsa sul Sole24Ore

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/frontiere/petrolio-picco-aspo.shtml

Un’interessante raccolta di riferimenti, video, libri sul picco del petrolio

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=1820&fromRaggrDet=8

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=1821&fromRaggrDet=8

Qui invece un documentario risalente al 2007 della televisione svizzera

Tenetevi liberi sabato 17 dicembre! Dalle ore 15.00, nella biblioteca comunale di Sovico, proiezione del film “Vivere senza petrolio – Il potere della comunità” e a seguire scateneremo la nostra creatività collettiva per discutere di soluzioni pratiche al picco del petrolio che si potrebbero adottare a Sovico (ma anche a Macherio, Biassono, Monza, Vedano…). E per finire, dalle 18.00, aperitivo!

Confermate la vostra partecipazione scrivendo a sovicointransizione@gmail.com.

(cliccare sulle immagini per ingrandirle)

Chi di noi non è preoccupato per il futuro, oggi? Con una crisi che investe non solo l’economia, ma anche l’ambiente, il clima, la società stessa tutti ci domandiamo cosa succederà domani.

Quello che possiamo dire è che i prossimi anni saranno completamente diversi da quello che abbiamo conosciuto finora. Questo può spaventarci, ma in realtà possiamo vedere questo momento come una gigantesca opportunità che dobbiamo cogliere ora: l’opportunità di riprogettare la nostra vita e la nostra economia per renderle migliore di oggi, correggendo quelle debolezze che ci stiamo accorgendo di avere.

Una grossa debolezza del nostro sistema è la dipendenza assoluta dalla disponibilità, immediata e a basso prezzo, di petrolio e gas naturale, indispensabili alla nostra economia quanto l’aria che respiriamo. Non solo dal petrolio ricaviamo carburante per auto e aerei, ma anche materie plastiche, fibre sintetiche, vernici e solventi, diversi prodotti chimici (alcuni usati in saponi, cosmetici e medicinali), fertilizzanti e pesticidi, riscaldamento domestico, elettricità. Non sembrano esserci valide alternative a queste materie prime.

Molti scienziati affermano che ci stiamo avvicinando (o abbiamo già superato) il momento di massima produzione di petrolio (“Picco di Hubbert“). Dopo questo picco, la produzione inizia a diminuire perché non abbiamo scoperto nuovi giacimenti a sufficienza per coprire la domanda crescente di combustibili fossili. Inoltre gli ultimi giacimenti scoperti presentano notevoli difficoltà nell’estrazione – resa però conveniente dall’aumento del prezzo del petrolio: una conferma indiretta che i giacimenti convenzionali producono troppo poco.

Ma quali potrebbero essere le conseguenze del picco?

Difficile fare previsioni; è probabile però che si verifichi un notevole aumento dei prezzi affiancato da una forte instabilità: potrebbero esserci conseguenze gravi in tutti i settori dell’economia e una destabilizzazione profonda (impoverimento? recessione? conflitti per le risorse?) se non incominciamo a tutelarci oggi, diminuendo questa pericolosa vulnerabilità. Il raggio d’azione è innanzitutto locale, dove è più facile agire concretamente ed efficacemente.

A questo proposito ci torna utile un manuale sul picco del petrolio e i cambiamenti climatici (non dimentichiamoci di quest’altra sfida!) scritto da Daniel Lerch del Post Carbon Institute (edizione italiana a cura di Transition Italia) intitolato Post Carbon Cities – come affrontare l’incertezza energetica e climatica – Una guida al Picco del Petrolio ed al Riscaldamento Globale per gli amministratori locali (leggetelo qui).

Il libro delinea le sfide che le nostre città dovranno affrontare e quali potrebbero essere punti critici di vulnerabilità. Una risposta efficace può essere sintetizzata in 5 principi guida per la pianificazione a lungo termine:

  • pianificazione urbanistica e della mobilità coerente con uno scenario di incertezza energetica
  • risparmio ed efficienza energetica nel settore privato
  • affrontare un problema alla volta, da diversi punti di vista e coinvolgendo la comunità
  • coinvolgere figure importanti a livello amministrativo, imprenditoriale, sociale per avviare effettivamente il cambiamento delle politiche
  • sviluppare un senso di comunità.
Noi ci vogliamo provare!

Domande frequenti sul picco del petrolio: http://www.aspoitalia.it/domande-frequenti-mainmenu-29

Approfondimento: la teoria di Hubbert (prof.U. Bardi di ASPO Italia): http://www.aspoitalia.it/component/content/article/3-unintroduzione-alla-teoria-di-hubbert

Le notizie di ieri e di oggi ci parlano di una situazione economica e finanziaria che sta precipitando, tutto ci appare estremamente instabile, il susseguirsi di eventi non sembra guidato dalla razionalità quanto piuttosto dalle emozioni (paura, sfiducia) e la politica è decisamente impreparata ad affrontare l’emergenza.

Ma come ha potuto originarsi tutto ciò? Cosa ci aspetta nel futuro? Come possiamo rispondere in maniera costruttiva alla situazione?

Dopo la conferenza di Nicole Foss, possiamo approfondire ulteriormente il tema con il “Crash Course” di Chris Martenson, in cui si parla di economia, energia e ambiente e di come questi tre ambiti siano interconnessi; viene spiegata la nascita della moneta e del debito, il problema del picco del petrolio e del picco delle risorse. Quello che vuole spiegarci l’autore è perché i prossimi 20 anni saranno completamente diversi dagli ultimi 20. Lo stesso Rob Hopkins, fondatore del movimento della Transizione, consiglia di guardarlo attentamente.

On line troviamo il corso in inglese con sottotitoli in italiano (grazie all’impegno di Transition Italia e IndipendenzaEnergetica.it) oppure in inglese, francese, spagnolo e tedesco sul sito di Chris Martenson. L’intero corso dura poco più di 4 ore, ma vale davvero la pena guardarlo tutto (in fondo, possiamo guardarlo in due serate al posto di un film). Qui trovate la playlist di Youtube (i video partono automaticamente uno dopo l’altro).

Forse alla fine del corso ci sentiremo ancora più preoccupati di quanto già non siamo adesso, ma la consapevolezza che esistono strade alternative (e la Transizione è una di queste) non può che trasformare la preoccupazione in determinazione ad agire per la creazione di forti legami di solidarietà e fiducia nella nostra comunità, per ridare impulso all’economia locale, costruirci delle “scialuppe di salvataggio” o dei margini di sicurezza per ciò che è necessario (resilienza).